Orgoglio operaio. Ecco come le fabbriche di Brescia sono pronte a ospitare il nucleare
Un sondaggio condotto fra le piccole e medie imprese dalla Confapi di Brescia – ma lo stesso risultato si può ottenere in tutte le zone ad alto orgoglio operaio, come Bergamo, Vicenza, Piacenza, Vercelli e così via – ha testimoniato che tra i lavoratori delle fabbriche ci sono opinioni favorevoli a ospitare un virile, tecnologico, maschio e moderno reattore nucleare.
di Pepi Katona
Cose che si capiscono benissimo nel mondo descritto dal Pojana, l’operaio veneto del “capanon” descritto dall’attore Andrea Pennacchi. Da un sondaggio condotto a Brescia arriva la notizia che spiega perché quando parla di rintrodurre in Italia l’energia atomica il Governo parla con insistenza di Smr, cioè di piccoli reattori modulari. Gli operai bresciani (non tutti, beninteso, ma molti; davvero molti) non sono contrari ad avere un piccolo reattore atomico in fabbrica. È questione di orgoglio operaio. Di aristocrazia carpentiera. Di nobiltà marangona e magutta.
Gli Smr sono i reattori compatti – non ancora diffusi, ancora in via di sperimentazione – di potenza contenuta entro poche centinaia di megawatt, da affiancare in modo modulare fino a raggiungere la potenza totale desiderata. Nel caso del programma del Governo italiano, la preferenza verso questi reattori piccoli non è per poterli giustapporre uno a fianco all’altro fino a raggiungere la potenza di un singolo reattore moderno da mille o da 1.600 megawatt, grandi reattori moderni più razionali, meno costosi ma ritenuti fonte di riottosità sociale. L’obiettivo del Governo è per i reattori piccoli da collocare dove c’è meno reattività sociale. E le fabbriche di Brescia – ma lo stesso può valere in tutte le zone ad alto orgoglio operaio, come Bergamo, Vicenza, Piacenza, Vercelli e così via – hanno testimoniato di essere più favorevoli a ospitare un virile, tecnologico, maschilista e moderno reattore nucleare.
Il sondaggio
Il 73% delle Pmi bresciane è favorevole al ritorno della produzione dell'energia nucleare. Lo osserva l'indagine realizzata dal Centro Studi Confapi Brescia interrogando un campione di 100 imprese associate, in prevalenza metalmeccaniche. Pochi i contrari (10% circa), mentre poco meno di due imprese su dieci
non hanno espresso un'opinione univoca. Le ragioni del sì sono evidenti: il nucleare darebbe maggiore autonomia energetica all'Italia, aiuterebbe il necessario mix energetico e, in ultima istanza, darebbe un importante contributo alla competitività delle piccole e medie imprese.
«L’opinione delle imprese intervistate insiste particolarmente sulla necessità di ridurre l’energy gap del Paese, sottolinea il rapporto - guadagnando autonomia energetica certamente, ma anche riducendo distorsioni sul mercato dell’energia, ben evidenziate dalle intervistate».
Per saperne di più: https://www.confapibrescia.it/wp-con...