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Le interviste di e-gazette. Zongoli di Senec: “Così convinceremo gli scettici”

where Rimini when Mer, 02/04/2025 who roberto

Le tecnologie, il mercato, le scelte aziendali ma anche le scelte dei consumatori: Vito Zongoli, managing director di Senec, descrive le prospettive delle fonti rinnovabili d’energia dal punto di vista meno ovvio, quello di chi fornisce le tecnologie subito a valle del modulo o della pala eolica.
di Luca Gringeri

Le tecnologie, il mercato, le sceltevitozongoli.jpg aziendali ma anche le scelte dei consumatori: Vito Zongoli, managing director di Senec, descrive le prospettive delle fonti rinnovabili d’energia dal punto di vista meno ovvio, quello di chi fornisce le tecnologie a valle del modulo o della pala eolica.

Iniziamo parlando della presenza di Senec a Key, il salone dell’energia pulita ed efficiente che si è tenuto in marzo a Rimino, salone al quale vi siete presentati con uno stand non convenzionale. Che cosa vi ha spinto a partecipare?
Questa è la fiera di riferimento per il nostro settore, un appuntamento imperdibile per chi, come noi, è protagonista nel mercato delle rinnovabili, in particolare nel nostro segmento. Quest’anno abbiamo voluto fare qualcosa di speciale, puntando sull’innovazione e sul rispetto dell’ambiente, che per noi significa essere sostenibili a tutto tondo. Così ci siamo lanciati in una sfida: costruire uno stand completamente riciclabile, fatto al 99% in cartone, per lo più riciclato. All’inizio avevamo dubbi, soprattutto in merito alla resistenza di pareti, tavolini e arredi, considerando l’affluenza prevista, ma anche al design, che rischiava di rivelarsi poco d’effetto. Ma il risultato ci ha sorpreso: i materiali si sono dimostrati ultraresistenti ed esteticamente piacevoli e lo stand ha riscosso grande apprezzamento. In un contesto dominato da soluzioni più tradizionali e più impattanti dal punto di vista ambientale, il nostro si distingue, catturando l’attenzione di chi passa. Siamo soddisfatti di questa scelta, che rispecchia il nostro motto We Care: ci prendiamo concretamente cura dell’ambiente e della nostra comunità, un valore centrale per Senec. Questo progetto segna una svolta per noi, una pietra miliare da cui non torneremo indietro. Inoltre, dal punto di vista economico, è una soluzione vantaggiosa. Rispetto al passato, quando affittavamo materiali che poi venivano smaltiti producendo scarti, ora abbiamo tavolini e sedie di proprietà, riutilizzabili. È un passo in avanti straordinario verso una vera sostenibilità.

Ripercorriamo in breve la vostra storia: da dove venite e quali sono gli obiettivi a cui puntate?
Senec nasce 15 anni fa come una startup “da garage”, con un’idea semplice: collegare batterie al litio di camion a un inverter per creare un sistema di accumulo spartano per il fotovoltaico residenziale. Da lì, negli anni, siamo cresciuti in modo incredibile. Oggi offriamo un prodotto altamente innovativo, un portafoglio che spazia dall’intera gamma per il fotovoltaico e la ricarica elettrica residenziali fino alle soluzioni per il commerciale e l’industriale, come le comunità energetiche e la manutenzione degli impianti oltre che servizi completi per gli installatori. Copriamo a 360 gradi il mondo delle rinnovabili. Anche sul fronte finanziario, Senec ha sempre saputo rispondere alle esigenze del mercato: lo abbiamo fatto con il Superbonus e la gestione dei crediti, e continuiamo a farlo con soluzioni come i ppa (power purchase agreement), che permettono alle aziende di avere a disposizione impianti a costo zero, con un ritorno immediato sia economico sia d’immagine. La nostra visione è chiara: offrire soluzioni complete, sostenibili e innovative per aziende e privati. Oggi siamo una realtà unica in Italia, e questo è ciò che abbiamo portato a Rimini e che continueremo a proporre in futuro.

Quali sono i prodotti di punta che avete presentato a Key? Potete darci due o tre esempi concreti?
Uno dei nostri lanci principali è il Senec.Home E4, un sistema di accumulo residenziale con caratteristiche innovative e una grande flessibilità di installazione. Non si limita a ottimizzare l’uso dell’energia prodotta dal fotovoltaico – che è la base – ma integra funzionalità avanzate, come la gestione della stazione di ricarica dei veicoli elettrici e la partecipazione alle comunità energetiche. Tutto questo è reso possibile da un componente esterno, il Power Base, che usa l’intelligenza artificiale per analizzare i flussi di consumo e produzione, ottimizzando l’energia in casa. È una soluzione pronta ad adattarsi a future evoluzioni del settore senza interventi sull’impianto. Poi c’è la soluzione da balcone, un prodotto più snello, pensato non solo per i balconi ma anche per villette al mare o contesti con consumi ridotti. Con un investimento sotto i mille euro – ben lontano dai 10mila euro di un sistema completo – rende il fotovoltaico accessibile a tutti.
Sul fronte industriale, spicca il ppa on-site: a differenza dei ppa off-site, dove si compra energia a prezzo fisso dalla rete, qui costruiamo l’impianto direttamente dietro il contatore dell’azienda. L’azienda non spende nulla per l’impianto e, dal giorno dopo, dimezza i costi in bolletta. È un vantaggio competitivo che, al momento, poche realtà come Senec possono offrire sul mercato.

 
Parlando di mercato, quali sono le tendenze attuali nel settore delle rinnovabili e, in particolare, del fotovoltaico in Italia?
In Italia, le rinnovabili vivono un momento positivo se guardiamo i volumi totali: quest’anno abbiamo raggiunto un record di gigawatt installati, un risultato mai visto prima. Tuttavia, nel fotovoltaico ci sono differenze a seconda del segmento di mercato considerato. Il residenziale ha subito un calo del 20% rispetto allo scorso anno, a causa di politiche governative instabili – penso alle continue modifiche su crediti d’imposta e incentivi – che hanno creato incertezza. Al contrario, il settore commerciale e industriale è in forte crescita: i costi elevati dell’energia, arrivati a 30-35 centesimi al kWh, hanno spinto le aziende, specie quelle energivore, a investire nel fotovoltaico per abbattere le spese. Il trend è chiaro: grandi impianti in aumento grazie a permessi sbloccati, il commerciale e industriale in espansione e il residenziale in attesa di una ripresa, che speriamo arrivi con politiche più stabili. Nonostante tutto, l’Italia resta il terzo mercato europeo per le rinnovabili, dopo Germania e Spagna.
 

Chiudiamo con una nota più pop. Spesso le rinnovabili, e in particolare il fotovoltaico o l’eolico galleggiante, generano diffidenza, soprattutto nelle comunità locali, tra atteggiamenti nimby o scetticismo domestico. Che cosa direste a chi è diffidente?
A chi è scettico sul fotovoltaico direi: provate a entrare in una delle nostre comunità energetiche rinnovabili. Spesso il rifiuto nasce dal fatto che le persone non vedono un beneficio diretto dagli investimenti sul territorio; si sentono private del paesaggio senza guadagnarci nulla. Con le comunità energetiche cambiamo prospettiva: l’impianto sul territorio diventa un bene condiviso e tutti ne traggono un ritorno economico grazie all’energia autoconsumata. È come se i cittadini fossero proprietari dell’impianto, e questo fa la differenza. Poi c’è un dato di fatto: in Italia abbiamo enormi quantità di terreni incolti e abbandonati. Secondo il Politecnico di Milano, basterebbe usare il 2% di queste aree per il fotovoltaico per coprire l’intera domanda nazionale, senza toccare l’agricoltura o l’ambiente. Quanto all’eolico, non è il “killer di uccelli” che si pensa – le auto fanno molti più danni – e occupa pochissimo spazio: una turbina sta in 30 metri quadrati, sviluppandosi in verticale. Oggi le pale sono persino belle da vedere. Il punto è culturale: dobbiamo fare informazione. Vivo in una zona con una centrale a carbone che alimenta il Sud Italia. Vedere i suoi fumi è molto peggio di una pala eolica che gira. Chi si oppone spesso non considera che l’energia che usa è prodotta da qualcun altro, magari a caro prezzo per l’ambiente. Le comunità energetiche e la produzione locale sono la soluzione: tutti dobbiamo diventare protagonisti dell’energia che consumiamo.

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